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Dove ci Appoggiamo
Non sempre è possibile pescare in condizioni ottimali e ben lo sappiamo quindi si presenta spesso la necessità di operare al meglio posti di fronte ad una scelta obbligata, ad esempio pescare sotto un diluvio o forte vento imprevisto. Trarre il meglio da qualsiasi situazione dovrebbe essere comunque un imperativo e i luoghi di pesca prescelti dovrebbero avere numerose caratteristiche per essere considerati produttivi, la localizzazione delle carpe rimane una regola di base imprescindibile, ma la sola localizzazione non basta a garantirci il successo. Intendo dire che sapere che ci sono carpe nella zona che ci approssimiamo a pasturare non è sufficiente quello che desideriamo è una partenza che è sinonimo di attenzioni alimentari da parte dei ciprinidi, ed è la ricerca delle zone di alimentazione che desidero discutere in questo momento. Sostanzialmente ci sono tre zone che interessano le carpe nella loro esistenza le zone di stazionamento dove possono riposare tranquillamente, le zone di alimentazione dove trovano regolarmente o hanno le caratteristiche idonee per reperire cibo e le zone di transito, che sono le rotte che percorrono per spostarsi da una zona all’altra, una volta all’Anno esiste anche la zona riproduttiva ma non mi interessa considerare un momento in cui le carpe vanno lasciate in pace. La zona di alimentazione è quella che mi interessa, è qui che abbiamo le maggiori possibilità di successo in pesca e vorrei approfondire la tipologia del fondale più delle caratteristiche del luogo, è sul fondo che le carpe si alimentano e lo dobbiamo considerare il piatto in cui noi mangiamo. Partendo da questa considerazione chi di noi mangerebbe in un piatto sporco? Credo nessuno a meno che non ne sia costretto ma visto che le carpe possono scegliere cercano i luoghi idonei e preposti per fare quello che non possono evitare per vivere, mangiare. Sporco o pulito ha un senso diverso sott’acqua, non intendo dire che i luoghi prescelti dalle carpe debbano essere igienizzati o lastricati di marmo, puliti da fango putrescente o corpi morti come legni foglie gusci di conchiglie. La presenza di queste materie presuppone che la corrente in quel punto sia scarsa e qui si evidenzia il primo dei fattori negativi ad una zona di alimentazione poca corrente corrisponde ad uno scarso ricambio idrico che inibisce la corretta ossigenazione del sito tanto da non farlo gradire alle carpe, e per estensione ai pesci in genere. Naturalmente anche le zone fangose hanno la loro funzione per la macerazione dei materiali organici che si riciclano producendo notevole quantità di anidride carbonica, essenziale per la vita del lago, ma questo non ci interessa e ci sono altri motivi per evitare queste zone in pesca. Il fango o comunque le zone a fondale soffice fanno perdere la funzione di attrazione visiva delle nostre esche anche se le carpe sarebbero capaci di scovare cibo venti centimetri al di sotto del limo ma produrrebbero la inversa tendenza che noi vogliamo dalle nostre esche. La dibattuta argomentazione degli aromi delle boiles in questo caso si ribalta nel senso che non siamo noi a creare una zona interessante per i profumi attiranti ma il fondale penetra nella nostra esca fino a farla diventare puzzolente tanto quanto il fondale su cui poggia. Per svolgere il suo preposto potere attirante la boile, una volta immersa subisce la pressione dell’acqua che ne fa fuoriuscire i contenuti liquidi che si spandono nei paraggi, per contro entra acqua spinta dalla pressione che staziona nelle zone prossime alla boile, è chiaro che se questa acqua puzza poco dopo puzzerà anche la nostra esca. Se l’intento primario della aromatizzazione è quello di far trovare la nostra esca, di farla differenziare dalle cose circostanti nel caso di fango l’obiettivo è fallito, dobbiamo fare altro che calare le lenze con fatalismo. Ma c’è un altro fattore negativo nei fondali molli che ci dovrebbe convincere a trascurarli, se avete avuto occasione di vedere una zona fangosa sommersa avrete notato quanto è evidente la mancanza di qualsiasi forma vegetale, questo è sintomatico per capire che in quel luogo non ci sia praticamente forma di vita e allora cosa potrebbe trovarci una carpa? Ci sono laghi o canali che hanno fondali limacciosi che li caratterizzano ed in questo caso la scelta è paradossalmente ancora più semplice poiché le carpe stesse ci possono indicare le zone dove il fondale è idoneo alla alimentazione visto che c’è fango e fango, bisogna distinguere le zone di putrefazione da quelle di deposito naturale di limo dove esiste una micro fauna interessante di crostacei e anellidi preziosi per la dieta delle carpe. Se considerassimo infatti fango uguale zona negativa cadremmo in una semplicistica considerazione, prendiamo ad esempio un canale di bonifica, apparentemente non ci possono essere condizioni diverse lungo tutto il suo corso ma ci sono quelle zone di cui ho accennato sopra nelle quali per forza le carpe si devono recare. La scelta delle zone di alimentazione in presenza di totale presenza di fango viene comunque effettuata dalle carpe, come detto tutte le zone fangose non sono uguali, spesso si trovano zone coperte da un sottile strato di fango ma che sono compatte subito sotto ed è questa una delle zone da ricercare, in queste zone si possono notare le bollicine derivanti dal grufolare delle carpe alla ricerca di cibo ben differente dalle bolle prodotte dalla fermentazione di residui organici nella melma. Se non è possibile evidenziare queste zone con l’ausilio dell’ecoscandaglio possiamo verificarle durante il lancio, con un minimo di sensibilità è infatti possibile, trattenendo il filo nel momento del lancio, sentire dove il piombo va a depositarsi, ed ho un esempio illustrativo. Nel canale di Ostellato o Valle Lepri, il fondale è tremendamente e totalmente coperto di fango, il cattivo odore è anche acuito dalle abbondanti quantità di elementi organici derivanti dalle fertilizzazioni, ma anche in queste condizioni ci sono zone a fondale consistente dove le carpe si alimentano. Queste zone vengono mantenute pulite dalle stesse carpe che grufolando su di esse non permettono la deposizione di limo in eccesso e trovarle è il viatico per una week end di divertimento, i pescatori che ottengono i migliori risultati è solo su questo fattore che puntano la loro sessione. Sembra che tutto sia chiaro e quindi viene da considerare la parte opposta del fondale molle i fondali a conformazione solida sia essa do origine compatta di terra o sassosa, che non è il Paradiso visto che non è possibile pensare che in un lago a fondo duro sia possibile catturare carpe sempre e comunque. Va detto che in queste condizioni abbiamo eliminato il problema dei fondali melmosi e dovremo concentrarci alla ricerca di altre caratteristiche per insidiare le carpe, ma torniamo ai nostri fondali molli. Spesso succede di trovare le caratteristiche di fondali duri e soffici nello stesso contesto di acque, quindi l’impulso deve essere quello di prediligere fondali consistenti su cui depositare le nostre palline ma vediamo perché le carpe sono favorevoli ad alimentarsi su di essi. Sui fondali duri ci possono essere numerose forme di vita, come le alghe e i vermi o altri invertebrati, cibo naturale e prediletto dalle carpe, questo preludio ci consente di essere nel luogo giusto per organizzare la nostra sessione di pesca ma se questi fondali sono zone isolate tra il fango siamo davvero a cavallo. La migliore cosa che ci possa succedere è proprio di trovare delle zone dure tra una distesa di fango, facile direte voi, molto più di quanto crediate dico io, basta partire dalla riva alla ricerca di esse, va bene cercare sullo schermo dell’eco il gradino o l’ostacolo sommerso ma teniamo un occhio sulla consistenza del fondale. Spesso non ci troveremo di fronte ad un fazzoletto di ciottoli tra un deserto di fango, sarebbe troppo bello e produttivo, ma a zone di fango che confinano con zone a carattere più consistente, dobbiamo fare attenzione alle zone di intersezione che sono le più interessanti. Nei primi metri di intersezione ritengo che ci siano le maggiori possibilità di trovare soddisfazione, inoltre spesso le zone sono differenziate da una più o meno evidente diversità di fondale, un ulteriore fattore positivo che è motivato dalla naturale propensione delle carpe a percorrere Chilometri alla ricerca di cibo. Se le carpe non possiedono intelligenza sono supportate dall’istinto di conservazione e procreazione, il loro istinto le induce a perpetrare ripetitivamente alcuni atteggiamenti che sono basilari per il sostentamento, seguono regolarmente i tragitti che le portano al cibo e spesso questi sono delimitati da evidenti riferimenti visivi. I crinali dei fondali sono evidentissimi e semplici da seguire, alla base di essi si depositano notevoli quantità di cibo, possono anche fungere da riparo momentaneo e sono praticamente indistruttibili quindi perenni e sicuri, quale migliore condizione per utilizzare il riferimento che essi assicurano. Le correnti subacquee sono rallentate ed ecco perché in prossimità delle depressioni di fondale si trovano zone dure e a fondo morbido, quindi seguendo la logica delle rotte mantenuta dalle carpe le zone a fondale duro sono le ideali per poterle intercettare con le nostre esche. Se le considerazioni dei fondali è importante per i laghi lo è maggiormente per i canali ed i fiumi, dove le zone dure sono superiori ma non per questo la pesca si rivelerà semplice, in questo caso dovranno entrare in considerazione altri fattori come la profondità la corrente gli ostacoli ed altro. Con molta più evidenza che nelle carpe lacustri le indigene dei fiumi hanno labbra molto più pronunciate e turgide, questa caratteristica è una conseguenza del continuo grufolare tra i sassi e non certo delle aspirazioni tra il fango quindi è giustificata da parte nostra la ricerca di fondali duri per la ricerca di zone di alimentazione delle carpe.
Dodi Alessandro