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Sfida Treccia o Nylon

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Treccia o Nylon

Oltre alla localizzazione delle carpe ed alle esche, così varie e multiple, vi sono aspetti da focalizzare nel Carp Fishing come la tecnica di recupero delle carpe. Sembrerà assurdo ma ci sono pescatori che spendono tempo e denaro per la pasturazione e l’acquisto di accessori sottovalutando una delle cose più essenziali: la linea. Non parlo chiaramente di quella estetica ma dell’unico ausilio che ci tiene in contatto con il pesce per decine o, a volte, centinaia di metri. Quelli che analizzeremo sono due prodotti conosciuti dai più ma vi sono alcuni aspetti interessanti che forse non tutti conoscono sulle trecce sintetiche ed i monofili in nylon, vediamoli a confronto. Due sono le caratteristiche che contraddistinguono i due prodotti, una totale assenza di elasticità da parte del trecciato e l’estensione caratteristica del monofilo in nylon. Entrambe hanno una loro collocazione e con essa il loro utilizzo deve essere mirato, conoscendo meglio le loro risposte in azione di pesca potremo dedicarle, di volta in volta, alle occasioni in cui danno il loro meglio. La prerogativa per antonomasia delle trecce è di non avere estensione e farci essere in contatto diretto con il pesce, questo non solo a poche decine di metri ma anche a distanze a cui è difficile vedere il segnalino. Inoltre hanno un diametro, rapportato al carico di rottura, nettamente inferiore a quello dei mono e ciò ci permette di caricare i nostri mulinelli con numerosi e preziosi metri di filo in più. Con esse il combattimento è singolare ed emozionante, si possono sentire con immediatezza le virate delle carpe e le testate che sono avvertite con immediatezza dal nostro avambraccio. Sono inoltre essenziali nella pesca in prossimità di ostacoli quali canneti, ninfee e legnaie dove la loro resistenza all’abrasione consente di arrivare fino alle prede seguendo a mano la treccia nei labirinti, data la sua quasi indistruttibilità. E dalla sua forza emerge la sua prima debolezza: l’uso della treccia è sinonimo, per un coscienzioso carpista, dell’uso della barca, una carpa allamata a decine di metri dalla riva ed incagliata sul fondo è irrecuperabile e nella migliore delle ipotesi se non si slama vagherà con l’ingombrante fardello con un serio rischio peer la sua incolumità. Lanciare da riva ed incagliarci ad una qualsiasi asperità del fondale o alla sponda opposta ricca di vegetazione non ci lascierà altra soluzione che che tirare allo spasmo o tagliare la linea con un danno ecologico evidente oltre a quello economico da non sottovalutare. In merito poi al lancio da riva le prestazioni sono penalizzate, rispetto ai nylon, per la assenza di estensione che si traduce in minore forza cinetica dal caricamento effettuato in fase di lancio con risultati inferiori anche del 10%. La rigidezza implica anche un problema di tipo diverso ma che forse è il più deludente, la possibilità di slamare le carpe, moltiplicata per le amur, poiché per la tensione costante si provocano delle lacerazioni ai pesci proprio per l’assenza di ammortizzamento e questo ci deve rendere attenti ed abili utilizzatori della frizione. Infine quasi la totalità delle trecce è, per il trattamento di lubrificazione e la stessa trama che le compone galleggiante, ne consegue che sarà difficile utilizzarle in luoghi con un consistente traffico nautico, anche se i piombi tendifilo possono darci una mano entro distanze contenute. Veniamo ora all’altro protagonista in questione, il monofilo, quello che molti usano ed hanno soprattutto usato per una infinità di pesche ed è ancora al vertice delle attività alieutiche. Ha sicuramente una risposta più garbata nel momento della ferrata ed in combattimento ci lascia un margine di sicurezza superiore alle trecce, perdonandoci una non impeccabile taratura della frizione. La sua resistenza all’abrasione cede sicuramente punti ne confronti della treccia e soprattutto sulle rocce e sulle cozze di acqua dolce si taglia dopo un breve contatto. Tutti i monofili affondano perfettamente e sono meno visibili delle trecce, se lo vogliamo, ma nella pesca a lunga distanza, data la loro estensione, ci danno in notevole ritardo la segnalazione di abboccata. Questo ritardo si può tradurre in una situazione critica, pescando ad esempio in prossimità di ostacoli le carpe avranno il tempo di rifugiarsi ed a nulla potranno i nostri sforzi per stanarle. Anche se rompere, in caso di situazioni inevitabili, con il nylon è molto più semplice non si possono quantificare i danni ecologici del rilascio dei monofili in acqua, ci vorrebbe troppo tempo per vedere la loro estinzione ma la sensazione è che i tempi siano lunghissimi. Un ultimo dato positivo è che il mono non causa danni, dovuti all’abrasione, ai passanti della nostra canna che al contrario, in presenza di treccia si rovinano molto più rapidamente se non sono di ottima qualità. Si evidenzia che non ci sono motivi per escludere nessuno dei due articoli ma che andrebbero utilizzati alternativamente a seconda dei luoghi frequentati.

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