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Un Nuovo Posto
In ogni nuova situazione di pesca dobbiamo cercare di spogliarci da qualsiasi pregiudizio ed affrontare la nuova circostanza con una totale apertura per poter valutare tutti gli aspetti possibili che ci possono aiutare a trovare la giusta chiave di interpretazione di quelle acque. Un proverbio cinese cita che ogni uomo cresce se riesce a far buon uso delle proprie esperienze, cresce più velocemente se riesce a far tesoro delle esperienze altrui, questo è quello che dovremmo fare, dove possibile cercando delle informazioni dai frequentatori di ogni nuovo luogo dove pensiamo di passare qualche giorno di pesca, poco importa se non sono carpisti, anzi a volte è meglio, sono più disinteressati. Nello specifico vorrei analizzare alcuni dei miei ultimi giorni di pesca che mi hanno fatto meditare su come sia importante la perseveranza e la forte volontà di riuscita, senza le quali non avrei ottenuto quelle soddisfazioni che sono il succo delle nostre esperienze. Sto parlando di un fiume, ma potrebbe essere un lago una piccola cava o un canale, poco conta la tipologia di acque quello che conta è l’approccio e le relative conseguenze, comunque è un luogo dove ero certo che nessuno prima avesse calato le sue lenze, almeno non in quel tratto e ciò mi bastava. Il tutto è nato, come spesso avviene, dalla ricerca serale sulla cartina geografica, una gran voglia di viaggiare e tanta attenzione ai particolari, le mete non mancavano e come al solito avrei dovuto dividermi in quattro o avere cento giorni di ferie per esaudire le più impellenti voglie di visitare quella o quell’altra meta. Una volta scelta la meta, un fiume di media portata, mi sono recato sul posto per visionare personalmente le reali possibilità, tutta una giornata fatta di stradine ghiaiate, di domande ai bar e alle drogherie per gli accessi al fiume e qualche rara informazione dai pochi pescatori, tanta fatica e pochi dati ma un salto di carpa a distanza di cento metri da me mi convinse che era il caso di provarci. In quella occasione avevo un paio di Chili di boiles tre Chili di pellet e cinque Chili di Mais, decisi di fare una pasturazione in due zone del fiume, al centro e nel sotto riva opposto, anche se il livello del fiume stava crescendo, il colore dell’acqua era poco più che velato, non ottimale ma ormai ero li e valeva la pena di provare. Il mattino seguente ero alle prime luci dell’alba nello stesso posto e naturalmente ho riproposto le stesse esche in pasturazione con quantitativi inferiori visto che volevo provare se avessero già risposto le carpe, purtroppo il livello del fiume era invariato ma evidentemente più macchiato del giorno precedente, ci provai ugualmente. Tutte le ore passate infruttuosamente, in apparenza, quella mattina mi sarebbero state estremamente utili in seguito, pescavo al centro del letto del fiume con una profondità di quattro metri circa, nulla di particolare ma una posizione obbligatoria, due canne sul sotto riva opposto proprio sotto alcuni alberi in acqua e due grossi pioppi che svettavano. Dopo circa un ora alcune grufolate sotto i rami hanno attirato la mia attenzione, evidentemente le carpe erano attive, ma di partenze nemmeno l’ombra, nemmeno sulla canna innescata con solo mais affondante, le grufolate crebbero fino alle 10.00 e poi poco alla volta tutto tornò piatto e anonimo così come il giorno prima. La cosa più ragionevole è stata di tornare a pasturare con qualche boiles e ball pellet presso gli alberi in acqua e dopo qualche minuto alcune bollicine tornarono a rompere la superficie, dunque i pesci c’erano e rispondevano al cibo ma nessuno che si fosse avvicinato ai miei inneschi. La corrente, peraltro non molto significante, subì un notevole rallentamento nel primo pomeriggio, la distanza dal mare era considerevole ma evidentemente aveva la sua influenza e la superficie si ruppe frequentemente da salti e scodate di carpe in ordine sparso senza una apparente motivazione logica. Era ormai sera e non ero pronto ad una notturna non restava che rientrare e analizzare la giornata, ero in un nuovo luogo, le carpe non conoscevano le boiles ma ne erano attratte, sotto l’albero in acque c’era attività, la piena le teneva probabilmente ancora in sospensione visto che per esperienza è lì che trovano cibo in quella situazione. I salti sono avvenuti nel momento in cui la corrente è diminuita e questo per l’influenza della marea, dovevo cercare di utilizzare al meglio questi due dati importanti che erano una evidente dimostrazione della presenza di carpe ma che credevo fossero più ingenue da indurre in tentazione. Con molto più raziocinio pianificai una pasturazione di dieci giorni, l’unica incognita rimaneva il tempo che nel 2002 è stato certo generoso nel regalarci pioggia, da quel giorno due Chili di boiles e tre di granaglie sarebbero stati depositati per rompere quella apatia che sembrava avvolgere quella lanca. Descrivere la mattina che trovai il fiume avvolto da una leggera foschia in cui tornai a pescarci è difficile, avete presente una stupenda femmina profumata e sconosciuta? Beh qualcosa di più, finalmente era arrivato il momento di provare se davvero era un luogo redditizio. Apro una parentesi per stigmatizzare il comportamento di certi pseudo carpisti che si fossilizzano a pescare per anni nello stesso luogo, non so se è perché non si sentono in grado di affrontare altre acque o è solo per pigrizia, ma sinceramente limitano di tanto le loro emozioni, e non potranno mai dire di essere completi, e credo che anche le eventuali catture si possano considerare “obbligatorie”. Ma tornando a quella mattina decisi di affrontare il corso in maniera leggermente differente dall’ultima esperienza, ho utilizzato ready made al cioccolato e spezie, nella pescata di prova usai gli inneschi con boiles ammollate con cioccolato e aminoacidi, ora avrei usato boiles lasciate in acqua per 24 ore, non per fare le alchimie della equiparazione del PH ma semplicemente per renderle ancor meno profumate di quelle da pastura. Inoltre, almeno inizialmente, non avrei pasturato per utilizzare solamente stringer sugli inneschi di boiles e sacchetti idrosolubili con pellet sull’innesco con il mais, per cercare di essere il meno dispersivo possibile e localizzare i luoghi dove le carpe erano in cerca di cibo, ma la mia mente era fissata su quei tronchi in acqua. Dopo sei ore di pesca avevo toccato le canne solamente per cambiare gli inneschi, ed ho capito che stavo perdendo la pazienza quando ho cominciato a lanciare nelle zone dove venivano effettuati i salti che erano ricominciati copiosi nel primo pomeriggio. Intanto non perdevo d’occhio la serie di alberi in acqua che continuavano ad essere circondati di bollicine a circa tre metri dall’inizio dei rami proprio dove avevo sempre lanciato in precedenza senza riscontri, decisi di rischiare lanciando a ridosso degli ostacoli e solo dopo due tentativi e una montatura persa mi ritenni soddisfatto. Finalmente la svolta, una partenza lenta ma che mi trovò impreparato, risultato una ferrata direttamente su un tronco montatura persa e nemmeno la sensazione di poter valutare che pesce aveva mangiato, ma almeno ero arrivato a qualcosa, solo fortuna? Riposizionata la canna mi ci sono seduto di fianco con la frizione serrata non inserendo il bait runner, passo circa un ora dalla mangiata precedente e ancora una partenza direttamente dentro le piante, la sensazione che ebbi fu di grande potenza e la treccia mi trasmetteva vigorose scodate, ma non cedetti un metro, ero riuscito così a farle abbandonare il suo rifugio ed il combattimento terminò a mio favore. Dunque sotto i rami c’era una grossa camera che era stata erosa dalla corrente e si spingeva fino a qualche metro sotto la sponda e probabilmente le bollicine delle grufolate erano spostate dal ritorno dell’acqua più profonda che che entrava dal basso per scivolare sulla sponda e uscire in superficie a tre metri dai rami. Lo stesso tragitto era percorso anche dalle boiles che entravano a monte, vista la corrente pasturavo una decina di metri prima degli ostacoli, e si depositavano nella camera rimanendo sul fondo per il peso superiore a quello dell’acqua, una teoria ma credo la più plausibile e al centro del fiume continuava ad esserci la più totale assenza di salti e partenze. Anche se in seguito misi due canne in prossimità delle piante ebbi solo con quella spinta più sotto centralmente sei partenze e con quella a valle della camera una partenza, evidentemente oltre che un luogo sicuro c’era anche una sorta di passaggio per entrare o uscire, nei pressi di dove lanciavo, le carpe non erano in frenesia alimentare ma non sapevano rinunciare ad un boccone così comodo. Certo mi viene da pensare quante volte non mi sono spinto poco oltre la sicurezza del mio terminale ed ho rinunciato a delle carpe, non avrei potuto continuare anche la notte nei miei interventi tempestivi ma col tempo anche loro avrebbero perso la diffidenza che le teneva rintanate in quel bunker. Le partenze in effetti cominciarono anche al centro del fiume nei giorni seguenti ma di carpe di dimensioni più ridotte, i pezzi più belli uscirono dalla camera e nel momento in cui la corrente rallentava la sua forza, le montature perse erano tante ed anche i pesci slamati ma il gioco valeva davvero la candela.
Dodi Alessandro